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Copertina di I primi linguaggi del server: gli script che animarono il Web
Stagione 10 · Episodio 002

I primi linguaggi del server: gli script che animarono il Web

24 agosto 2026 5:26
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Ciao, e benvenuto nella seconda puntata della decima stagione. Nella scorsa puntata abbiamo visto nascere il backend, nel momento in cui il server smette di consegnare pagine già fatte e comincia a costruirle eseguendo programmi. Ma con quali linguaggi si scrivevano questi programmi? Oggi raccontiamo i primi linguaggi del server, gli strumenti che diedero voce al backend, e in particolare la storia di come lo sviluppo lato server, all'inizio riservato a pochi, si aprì a moltissime persone.

I primissimi programmi che generavano pagine erano spesso scritti in un linguaggio molto potente e molto amato dagli esperti dei sistemi, nato per manipolare testo. Era flessibile e capace, ma aveva una fama meritata: era criptico, difficile da leggere, e richiedeva una certa dose di competenza tecnica. Scrivere backend, in quei primi tempi, era un lavoro da smanettoni esperti, gente a proprio agio con le viscere del sistema. Il Web dinamico era possibile, ma la porta d'ingresso era stretta, e la teneva socchiusa solo chi aveva già una solida cultura tecnica.

Poi, a metà degli anni Novanta, arrivò un linguaggio che avrebbe cambiato tutto, aprendo quella porta a milioni di persone. Era nato quasi per caso, dai bisogni pratici di una singola persona che voleva gestire la propria pagina personale, e crebbe poi in modo disordinato ma vitale. La sua genialità stava in un'idea semplice: potevi scrivere la tua pagina normale, e infilarci dentro, qua e là, dei pezzetti di programma là dove serviva qualcosa di dinamico. Il resto restava una normale pagina. Non dovevi pensare da programmatore di sistema: partivi da una pagina e la insaporivi di logica.

Questa semplicità ebbe un effetto travolgente, che riprende un tema caro a questo podcast: la democratizzazione. Improvvisamente, costruire un sito dinamico non richiedeva più di essere un esperto di sistemi. Chiunque sapesse fare una pagina poteva, con un piccolo sforzo in più, aggiungerci contenuti dinamici, un modulo, un contatore, un piccolo archivio. La barriera d'ingresso al backend crollò, e una marea di persone cominciò a costruire siti dinamici. Gran parte del Web che conosciamo poggia ancora oggi, nelle sue fondamenta, su quel linguaggio nato per gestire una pagina personale e diventato onnipresente.

C'era anche una combinazione di strumenti gratuiti e aperti che, in quegli anni, rese tutto questo accessibile a costo quasi zero, ed è importante per capire perché il Web esplose. Mettevi insieme un sistema operativo libero, un programma per servire le pagine, un database gratuito per conservare i dati, e quel linguaggio facile per la logica: quattro pezzi liberi, che chiunque poteva scaricare e usare senza pagare licenze. Questa pila di strumenti liberi divenne la ricetta con cui una generazione intera imparò a costruire per il Web, nelle proprie camerette, senza bisogno di capitali. Fu una spinta democratica enorme.

Naturalmente non c'era solo quel linguaggio: fiorirono diverse strade parallele. Un grande produttore di software offrì la propria tecnologia per costruire pagine dinamiche, molto usata nel mondo aziendale. Altri linguaggi generalisti, robusti e strutturati, già usati per programmi seri, vennero adattati per il Web e trovarono casa soprattutto nelle grandi organizzazioni, dove si apprezzavano solidità e ordine. Si formarono così due mondi, un po' semplificando: quello accessibile e vivace dei linguaggi facili, e quello robusto e formale dei linguaggi da grande impresa. Due culture del backend che convivono, in forme diverse, ancora oggi.

Voglio soffermarmi su una differenza di percezione rispetto al frontend, perché è illuminante. Ricordi che JavaScript, sul frontend, fu a lungo disprezzato come giocattolo. Sul backend il rapporto con il rispetto fu diverso: lavorare sul server, con i dati e la logica, fu quasi sempre considerato programmazione seria, perché toccava le cose che contano, il denaro, gli archivi, le regole. Il backendista non ha dovuto lottare per essere preso sul serio come il frontendista. Semmai, all'interno del backend stesso c'era una gerarchia di prestigio, tra i linguaggi considerati facili e quelli considerati nobili. Ma è una tensione tutta interna a un mondo che, nel complesso, si è sempre sentito serio.

C'è però un prezzo nascosto in questa serietà, che introduce i temi futuri. Proprio perché il backend custodiva le cose importanti, i dati veri, il denaro, le identità, la responsabilità di chi ci lavorava era pesante fin dall'inizio. Un errore nel frontend rovina un'esperienza; un errore nel backend può perdere i dati di migliaia di persone, o esporre informazioni riservate. Questa serietà, questo peso, ha accompagnato il backend fin dai suoi linguaggi più giovani e giocosi, e diventerà sempre più grande man mano che, nelle prossime puntate, il Web crescerà e la posta in gioco si alzerà.

Per oggi ci fermiamo qui. I primi programmi del server erano scritti in linguaggi potenti ma criptici, da esperti. Poi, a metà anni Novanta, arrivò un linguaggio facile, che permetteva di infilare pezzetti di logica dentro pagine normali, e democratizzò il backend, aprendolo a milioni di persone, insieme a una pila di strumenti liberi e gratuiti. Accanto a esso fiorirono strade più robuste e aziendali. E il backend, a differenza del frontend, fu quasi sempre considerato serio, con il peso di responsabilità che ne deriva. Nella prossima puntata parliamo del cuore che tutti questi linguaggi servivano: il database. Nelle note trovi qualche spunto. Se ti è utile, condividila. Grazie per l'ascolto, e ci sentiamo alla prossima.