Ciao, e benvenuto nella quarta puntata della ventiseiesima stagione. Nelle scorse puntate abbiamo capito la filosofia di Python. Oggi affrontiamo il suo destino sorprendente, la seconda grande chiave della stagione: essere finito davvero ovunque. Perché, a differenza dei linguaggi del web delle scorse stagioni, cuciti su un compito preciso, Python è un linguaggio generalista, un vero coltellino tuttofare, che si è diffuso in una quantità impressionante di campi diversi. Oggi capiamo cosa significa essere generalisti, e perché un linguaggio nato per essere leggibile è finito, letteralmente, dappertutto.
Partiamo dal contrasto con le scorse stagioni, perché mette a fuoco la differenza. Ricordi PHP, cucito su misura per il web, per fare pagine, e solo per quello? Era un attrezzo specializzato, bravissimo in un mestiere. Go e Node, pur più versatili, erano comunque legati soprattutto ai servizi di rete. Python è di natura diversa: non è nato per un compito particolare, ma come linguaggio generale, buono per fare quasi qualunque cosa. Non l'attrezzo specializzato, ma il coltellino svizzero con tante lame: uno strumento tuttofare, che non eccelle magari in nessun singolo compito quanto uno strumento dedicato, ma se la cava bene in un'enorme varietà di compiti diversi. È la versatilità il suo tratto.
Voglio farti apprezzare quanto sia vasta questa versatilità, elencandoti dove Python è finito, perché è impressionante. Python si usa per scrivere piccoli script che automatizzano compiti noiosi, in un lampo. Si usa per costruire siti web e servizi. Si usa nella scienza, per fare calcoli e simulazioni. Si usa per analizzare montagne di dati e trarne significato. Si usa nell'insegnamento, come primo linguaggio per imparare a programmare. E si usa, come vedremo, come strumento principale dell'intelligenza artificiale. Automazione, web, scienza, dati, didattica, intelligenza artificiale: campi diversissimi, e in tutti Python è presente, spesso da protagonista. Poche altre tecnologie hanno una diffusione così ampia e trasversale.
C'è un modo scherzoso ma azzeccato di descrivere Python, che voglio dirti perché coglie qualcosa di vero. Si dice che Python sia il secondo linguaggio migliore per qualsiasi cosa. Cosa significa? Che per quasi ogni compito specifico, esiste probabilmente un linguaggio più adatto e specializzato di Python, che in quel singolo compito fa meglio. Ma Python è quasi sempre la seconda scelta, sempre lì, sempre abbastanza buono per tutto. E questo, paradossalmente, lo rende la scelta più ragionevole in assoluto: se devi fare tante cose diverse, invece di imparare dieci linguaggi specializzati, ne impari uno solo, Python, che le fa tutte abbastanza bene. Essere il secondo migliore in tutto è, spesso, meglio che essere il primo in una cosa sola.
Voglio spiegarti perché proprio Python sia diventato questo tuttofare universale, perché la ragione riprende ciò che abbiamo detto. La versatilità di Python non è casuale: nasce proprio dalla sua leggibilità e semplicità. Un linguaggio facile da leggere e da scrivere, chiaro, con poca cerimonia, è un linguaggio in cui è comodo fare rapidamente quasi qualunque cosa. Non ti mette ostacoli, non ti obbliga a tanta fatica preliminare: prendi Python e risolvi il problema che hai, qualunque esso sia, in modo diretto e leggibile. Questa comodità universale, il potersi buttare su qualsiasi compito senza attrito, è ciò che ha reso Python la scelta naturale in campi diversissimi. È leggibile e comodo, quindi finisce ovunque serva risolvere qualcosa senza complicazioni.
Voglio collegare questo a un ruolo antico che abbiamo incontrato, perché lo eredita: quello degli strumenti per automatizzare. Ricordi, dalla stagione su Linux, l'idea di scrivere piccoli script per automatizzare compiti ripetitivi, per far fare al computer il lavoro noioso? Python è diventato, per moltissimi, lo strumento principe di questo: il linguaggio con cui scrivi al volo un piccolo programma che automatizza qualcosa, che sistema dei file, che collega due cose. La sua leggibilità lo rende perfetto per questi lavoretti rapidi, dove vuoi risolvere in fretta senza cerimonie. Python è, in questo senso, il coltellino sempre in tasca dello sviluppatore moderno, pronto per qualunque piccolo compito pratico. Il tuttofare per eccellenza.
Voglio anticiparti, per chiudere, dove ci porterà questa versatilità, perché prepara le prossime puntate. Essere un tuttofare comodo e leggibile ha portato Python in un campo dove è diventato non solo presente, ma dominante: quello dei dati, della scienza e dell'intelligenza artificiale. Ma per capire come un linguaggio comodo e per giunta lento sia diventato il re di un campo che richiede calcoli enormi e pesantissimi, dobbiamo capire un'altra cosa sulla sua natura: il suo ruolo di collante, di orchestratore. Ed è ciò che vedremo nella prossima puntata. Per ora, tieniti il ritratto del tuttofare: un linguaggio leggibile e versatile, finito ovunque proprio grazie a queste qualità.
Per oggi ci fermiamo qui. A differenza dei linguaggi del web cuciti su un compito, Python è un generalista, un coltellino tuttofare finito ovunque: automazione, web, scienza, dati, didattica, intelligenza artificiale. È, scherzosamente, il secondo linguaggio migliore per qualsiasi cosa, e questo lo rende la scelta più ragionevole quando devi fare tante cose diverse. Questa versatilità nasce proprio dalla sua leggibilità e semplicità: comodo e senza attrito, si presta a qualunque compito, ereditando il ruolo antico degli strumenti per automatizzare. E lo ha portato a dominare il campo dei dati e dell'intelligenza artificiale, che capiremo grazie al suo ruolo di collante. Nella prossima puntata: orchestrare invece di calcolare. Nelle note trovi qualche spunto. Se ti è utile, condividila. Grazie per l'ascolto, e ci sentiamo alla prossima.