Ciao, e benvenuto nella prima puntata della ventiseiesima stagione di questo podcast. Nelle ultime tre stagioni abbiamo raccontato tre linguaggi del web, Go, Node e PHP, tutti legati a come si serve una richiesta. Oggi cominciamo a raccontarne un quarto, ma di natura diversa: non un linguaggio del web con un suo modello di funzionamento, bensì un linguaggio generalista, finito ovunque, la cui vera cifra non è tecnica ma filosofica. Si chiama Python, ed è nato attorno a un'idea quasi rivoluzionaria per il suo tempo: che il codice, prima di ogni altra cosa, dovesse essere leggibile dagli esseri umani. Oggi partiamo da questa filosofia diversa.
Partiamo da cosa ottimizzano, di solito, i linguaggi di programmazione, per cogliere la differenza di Python. Molti linguaggi sono pensati soprattutto per la macchina: per andare veloci, per sfruttare bene il processore. Altri sono pensati per la potenza espressiva, per permettere ai programmatori esperti di fare cose sofisticate. Python nasce con una priorità diversa, messa davanti a tutto: che il codice sia facile da leggere e da capire per una persona. Il suo creatore voleva un linguaggio che si leggesse quasi come un testo chiaro, quasi come si scriverebbe un ragionamento a parole, invece che come un groviglio di simboli criptici. La leggibilità umana, prima della velocità, prima della potenza: questa è l'idea fondante di Python.
Voglio farti apprezzare quanto sia insolita e profonda questa scelta, perché è il seme di tutto. Mettere la leggibilità umana al primo posto significa fare una scelta di campo precisa: il codice non è solo qualcosa che la macchina esegue, è soprattutto qualcosa che le persone leggono, capiscono, modificano. E allora, tanto vale renderlo il più chiaro e piacevole possibile per chi lo legge. Python è costruito, da cima a fondo, attorno a questa convinzione: che ottimizzare per la comprensione umana sia la cosa più importante. È un linguaggio profondamente umanista, se vogliamo, che mette la persona, non la macchina, al centro. E tutto ciò che Python è discende da questa scelta.
Voglio subito segnalarti una differenza importante rispetto alle tre stagioni precedenti, perché cambia il tipo di storia che racconteremo. Go, Node e PHP erano linguaggi del web, e li avevamo raccontati attraverso il loro modello di funzionamento, il modo di servire le richieste. Python è diverso: non è legato al web, non ha un modello di funzionamento che lo definisce. È un linguaggio generalista, buono per mille cose diverse, e ciò che lo definisce non è come funziona dentro, ma la sua filosofia e il suo carattere. Quindi questa stagione non ruoterà attorno a un meccanismo tecnico, ma attorno a una filosofia, la leggibilità, e a un destino sorprendente: essere finito davvero dappertutto.
Voglio anticiparti proprio questo destino, perché è una delle cose più affascinanti di Python. Partito come linguaggio pensato per essere leggibile, Python è finito ovunque: negli script che automatizzano piccole cose, nei siti web, nella scienza, nell'analisi dei dati, nell'insegnamento, e soprattutto, come vedremo, è diventato il linguaggio dell'intelligenza artificiale. Un linguaggio nato attorno a una filosofia umana si è ritrovato a essere lo strumento principale della rivoluzione tecnologica più avanzata del nostro tempo. Come sia successo, e perché proprio Python, è una delle storie più belle che racconteremo, e ci porterà a ricollegarci alla stagione sull'intelligenza artificiale.
Voglio darti fin d'ora la lente con cui guardare Python in tutta la stagione. Python è due cose insieme. Primo, è una filosofia: la leggibilità e la semplicità messe al centro, il codice pensato per le persone. Secondo, è un destino: quello di un linguaggio generalista e collante finito dappertutto, fino a diventare la casa della scienza dei dati e dell'intelligenza artificiale. E il bello è che la seconda cosa discende dalla prima: è proprio perché è leggibile e accessibile che Python è finito ovunque. Tieni a mente queste due chiavi, la filosofia della leggibilità e il destino di essere ovunque, e capirai il senso di ogni cosa.
Voglio chiudere collegando Python al quartetto di linguaggi di queste stagioni, perché insieme raccontano qualcosa. Con Go, Node, PHP e ora Python, abbiamo quattro linguaggi plasmati da quattro priorità diverse: la semplicità e la velocità, il non aspettare mai, il web, e ora la leggibilità umana. Quattro valori diversi, quattro linguaggi diversi, ciascuno di successo nel suo ambito. È la conferma di un tema che ci accompagna: non esiste il linguaggio migliore in assoluto, esistono valori diversi che plasmano strumenti diversi. E capire i valori di un linguaggio è capire il linguaggio. Con Python, il valore centrale è la leggibilità.
Per oggi ci fermiamo qui. Python è un linguaggio diverso da quelli delle scorse stagioni: non un linguaggio del web con un suo modello, ma un generalista la cui cifra è filosofica. È nato attorno a un'idea insolita e profonda: mettere la leggibilità umana al primo posto, prima della velocità e della potenza, costruendo un linguaggio che si legge quasi come un ragionamento a parole. È un linguaggio umanista, che mette la persona al centro. E proprio per questo è finito ovunque, fino a diventare il linguaggio dell'intelligenza artificiale. Tieni le due chiavi: la filosofia della leggibilità e il destino di essere ovunque. Nella prossima puntata vediamo la sua filosofia esplicita: lo Zen del codice. Nelle note trovi qualche spunto. Se ti è utile, condividila. Grazie per l'ascolto, e ci sentiamo alla prossima.