Ciao, e benvenuto nella seconda puntata della nona stagione. Nella scorsa puntata abbiamo lasciato il Web come una biblioteca di documenti statici, con il desiderio crescente di renderlo vivo e reattivo. Oggi entra in scena il protagonista che avrebbe reso possibile tutto: JavaScript, il linguaggio del comportamento del browser. Ma la sua è una storia sorprendente, quasi da vendetta: nacque disprezzato, considerato un giocattolo, e sarebbe diventato uno dei linguaggi più importanti del mondo.
Partiamo dalla sua nascita, che è già leggendaria. Verso la metà degli anni Novanta, un'azienda che produceva un famoso browser volle dare alle pagine web un pizzico di vita, la capacità di reagire un po' alle azioni dell'utente. Incaricò un suo programmatore di creare un linguaggio semplice per farlo, e la leggenda vuole che ne buttò giù la prima versione in una manciata di giorni. Fu un lavoro fatto in fretta, sotto pressione, per rispondere a un bisogno immediato. Questa origine frettolosa lascerà tracce nel linguaggio per decenni, con certe stranezze che ancora oggi fanno discutere.
C'è anche una piccola furbizia nel nome, che racconta come fu accolto. Il linguaggio venne chiamato in modo da richiamare un altro linguaggio, Java, che in quel momento era di gran moda e molto rispettato. Era, in sostanza, un'operazione di marketing: dare al nuovo arrivato un nome che si appoggiasse alla fama di un cugino più illustre, anche se i due erano tecnicamente molto diversi. Questo generò per anni una confusione tra JavaScript e Java che dura, incredibilmente, ancora oggi, e che fa storcere il naso a chi conosce la differenza. Ma dice molto: JavaScript nacque un po' nell'ombra di altri.
Per cosa si usava, all'inizio, questo nuovo linguaggio? Per cosine. Piccoli effetti decorativi, spesso di dubbio gusto. Far comparire un messaggio quando passavi il mouse su un'immagine, mostrare l'orario che scorreva, far lampeggiare un testo, controllare che un modulo fosse compilato prima di inviarlo. Erano abbellimenti, tocchi di interattività superficiale, niente di serio o di strutturale. JavaScript era considerato l'ornamento della pagina, il fronzolo, non un vero strumento di programmazione. Serviva a fare scintille, non a costruire.
E qui arriviamo al cuore di questa puntata: per anni, JavaScript fu profondamente disprezzato dai programmatori seri. Era visto come un linguaggio-giocattolo, roba da dilettanti, non degno di chi faceva programmazione vera. I programmatori dei linguaggi affermati lo guardavano dall'alto in basso, con una punta di sufficienza. Aveva le sue stranezze dovute alla nascita frettolosa, veniva usato per sciocchezze decorative, e girava in un ambiente, il browser, considerato poco serio. Chi diceva di programmare in JavaScript non riceveva lo stesso rispetto di chi programmava nei linguaggi nobili.
Riprendo qui un tema della seconda stagione, perché è sorprendente quanto sia attuale: questa storia riguarda anche la sindrome dell'impostore e il rispetto professionale. Per anni chi lavorava sul frontend, e in particolare in JavaScript, si è sentito, ed è stato trattato, come uno sviluppatore di serie B. C'era una gerarchia implicita in cui il backend e i linguaggi tradizionali stavano in alto, e il frontend con il suo linguaggio-giocattolo stava in basso. È una ferita che ha segnato la professione per molto tempo, e che vale la pena ricordare, perché il ribaltamento che verrà è ancora più clamoroso alla luce di questo disprezzo iniziale.
Eppure, in quegli effetti apparentemente frivoli, c'erano i semi di una rivoluzione. Perché JavaScript, per quanto usato per sciocchezze, sapeva fare una cosa fondamentale che nessun altro pezzo del Web sapeva fare: reagire all'utente ed eseguire logica dentro il browser, all'istante, senza chiedere nulla al server. Ricordi la settima stagione: era il linguaggio del comportamento, capace di ascoltare gli eventi e modificare la pagina viva. Quella capacità, all'inizio sprecata in fronzoli, era esattamente il potere che serviva per rendere il Web reattivo come le persone desideravano. Il giocattolo aveva, dentro di sé, un motore potentissimo.
E c'è una lezione più generale in questa storia, che va oltre JavaScript. Spesso le tecnologie che cambieranno il mondo nascono sottovalutate, considerate giocattoli o curiosità marginali. Vengono disprezzate proprio perché sono nuove, imperfette, e usate all'inizio per cose poco serie. Ma a volte, dentro quella cosa disprezzata, c'è una capacità unica che, quando il momento è maturo, esplode. Riprendo un filo del podcast: attenzione a giudicare troppo in fretta ciò che sembra minore. Il giocattolo di oggi può essere il fondamento di domani. E JavaScript è forse l'esempio più clamoroso di questa verità nella storia dell'informatica.
Per oggi ci fermiamo qui. JavaScript nacque a metà degli anni Novanta, creato in fretta per dare un po' di vita alle pagine, con un nome furbo che si appoggiava alla fama di Java. Per anni fu disprezzato come un linguaggio-giocattolo, usato per fronzoli decorativi, e chi ci lavorava era considerato uno sviluppatore minore. Ma dentro quei fronzoli c'era una capacità unica e rivoluzionaria: eseguire logica e reagire dentro il browser. Il giocattolo era un motore in attesa. Nella prossima puntata vediamo il momento in cui quel motore comincia a rombare: la rivoluzione di AJAX. Nelle note trovi qualche spunto. Se ti è utile, condividila. Grazie per l'ascolto, e ci sentiamo alla prossima.