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Copertina di L'era mobile e la nuova concentrazione
Stagione 11 · Episodio 009

L'era mobile e la nuova concentrazione

25 agosto 2026 5:29
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Ciao, e benvenuto nella nona puntata dell'undicesima stagione. Finora abbiamo seguito i browser sui computer, attraverso guerre, monoculture e risvegli. Ma a un certo punto arrivò una rivoluzione che cambiò tutto di nuovo, e che ci porta dritti alle questioni del presente: il Web entrò nelle nostre tasche. Oggi raccontiamo l'era mobile, come i telefoni trasformarono i browser e il Web, e la nuova, delicata questione che ne è emersa: il ritorno di un vecchio pericolo, la concentrazione, in una forma nuova.

Partiamo dalla rivoluzione mobile, perché fu davvero epocale. Per i primi quindici anni circa, il Web era una cosa da computer: schermi grandi, tastiera, mouse, connessioni stabili. Poi arrivarono i telefoni intelligenti, con dentro browser veri e completi, e nel giro di pochi anni una fetta enorme, poi la maggioranza, della navigazione si spostò su questi piccoli schermi che teniamo in mano. Fu un cambiamento gigantesco: il Web non era più qualcosa a cui ci si sedeva davanti, ma qualcosa che portavamo ovunque, sempre con noi. E questo impose ai browser e ai siti sfide completamente nuove.

La prima grande sfida fu adattarsi a schermi piccoli e diversissimi tra loro, un tema che abbiamo già incontrato nella stagione sul CSS. Un sito pensato per un grande monitor era inutilizzabile su un piccolo schermo verticale, con le dita al posto del mouse. I browser mobili e le tecniche di costruzione dovettero evolvere per permettere alle pagine di riorganizzarsi con grazia su qualsiasi dimensione. Fu una spinta enorme verso un Web più flessibile e adattabile, capace di funzionare bene tanto sul monitor gigante quanto sul telefono minuscolo. Il Web imparò a piegarsi alla forma di chi lo guardava.

Ma la rivoluzione mobile portò con sé anche una tensione più profonda, che è il vero cuore di questa puntata: la rinascita del pericolo della concentrazione, di cui avevamo parlato per gli anni bui. Ti spiego come. Costruire e mantenere un motore di rendering, il cuore del browser di cui abbiamo parlato, è un'impresa immane, che costa enormemente e richiede eserciti di ingegneri. Con il passare degli anni, e con la crescente complessità del Web, sempre meno organizzazioni potevano permettersi di costruirne uno proprio. E così, molti browser diversi, di aziende diverse, cominciarono a rinunciare al proprio motore e a costruirsi invece sopra il motore di qualcun altro, quello più diffuso.

Fermiamoci a capire la conseguenza, perché è sottile ma importante. Immagina che decine di browser diversi, con nomi e aspetti diversi, siano in realtà costruiti tutti sullo stesso motore di rendering sotto il cofano. Sono diversi nella vetrina, ma identici nel cuore. Questo significa che, di fatto, quel singolo motore decide come funziona il Web per una fetta enorme degli utenti, anche se questi usano browser dal nome diverso. Ci ritroviamo, in una forma nuova e più mascherata, vicino a quella monocultura di cui parlavamo: non un solo browser dominante, ma un solo motore dominante, nascosto dentro tanti browser apparentemente diversi. Il pericolo di un tempo torna, travestito.

Voglio essere equilibrato, perché non è una situazione tutta negativa. Avere pochi motori molto curati ha vantaggi reali: il Web funziona in modo più coerente, gli sviluppatori faticano meno con le differenze, e le poche organizzazioni rimaste investono risorse enormi per fare motori eccellenti. La frammentazione dolorosa dei primi anni è in gran parte superata. Ma il prezzo di questa comodità è proprio quella pluralità che, come abbiamo imparato negli anni bui, è la migliore difesa contro la stagnazione e il potere di uno solo. È di nuovo la tensione tra comodità e libertà, oggi più viva che mai.

C'è poi un'altra minaccia al Web aperto emersa nell'era mobile, che merita una menzione: la concorrenza dei recinti chiusi. Sui telefoni, accanto al Web, sono cresciute le applicazioni da installare, distribuite attraverso negozi controllati da poche grandi aziende. Queste applicazioni offrono spesso esperienze molto curate, ma vivono dentro recinti privati, soggetti alle regole e ai pedaggi di chi controlla il negozio. Il Web aperto, dove chiunque può pubblicare senza chiedere permesso a nessuno, si trova a competere con questi giardini recintati, più comodi ma meno liberi. È una tensione fondamentale del nostro tempo: la libertà aperta del Web contro la comodità controllata dei recinti privati.

Voglio chiudere ricollegando tutto al tema della stagione. Tutta la storia dei browser è stata un pendolo tra frammentazione e unità, tra competizione e concentrazione, tra apertura e chiusura. Oggi siamo in un punto particolare di questa oscillazione: grande coerenza e comodità, ma pluralità ridotta, e il Web aperto che affronta i recinti chiusi. Non è una crisi, ma un momento che richiede consapevolezza, perché le conquiste di apertura e pluralità sono fragili e vanno difese. Sapere come siamo arrivati fin qui ci aiuta a custodire ciò che conta.

Per oggi ci fermiamo qui. L'era mobile portò il Web nelle nostre tasche, imponendo di adattarsi a schermi piccoli e diversi, e spingendo verso un Web più flessibile. Ma portò anche il ritorno del pericolo della concentrazione, in forma nuova: pochi motori di rendering, sempre più costosi da costruire, ora alimentano tanti browser diversi, avvicinandoci a una monocultura mascherata. E il Web aperto affronta la concorrenza dei recinti chiusi delle applicazioni. È di nuovo la tensione tra comodità e libertà, oggi più viva che mai. Nella prossima e ultima puntata tiriamo le somme e guardiamo lontano. Nelle note trovi qualche spunto. Se ti è utile, condividila. Grazie per l'ascolto, e ci sentiamo alla prossima.