Ciao, e benvenuto nella settima puntata della settantaquattresima stagione. Per tutta la stagione ho ripetuto che gli standard sono grammatica, non stile, che ti dicono come essere capito e non come apparire, e che non ti costringono a somigliare a nessuno. Oggi aggiungo la sfumatura decisiva. Perché c'è una parte degli standard che invece ti vincola davvero, che non è negoziabile, ed è la più importante di tutte. Oggi parliamo di progettare per tutti: l'accessibilità.
Partiamo da cosa è l'accessibilità, perché è più grande di come la si racconta di solito. È la promessa che il web sia usabile da chiunque: da chi non vede, da chi non sente, da chi non può usare il mouse, da chi ha un controllo limitato dei movimenti, da chi legge con fatica, da chi naviga con strumenti speciali. Non è un extra gentile da aggiungere alla fine se avanza tempo. È il superpotere originario del web: un mezzo capace di adattarsi a ogni persona. Nel momento in cui escludi qualcuno, hai rotto qualcosa di essenziale in ciò che il web è.
Vediamo dove, di preciso, qui lo standard vincola sul serio, perché non sono gusti. Una struttura che abbia un senso, in cui un titolo è davvero un titolo e un bottone è davvero un bottone. Abbastanza contrasto tra il testo e lo sfondo perché si legga. Tutto raggiungibile anche solo con la tastiera, senza mouse. Le immagini descritte a parole, i moduli con le loro etichette, il punto attivo sempre visibile. Non sono suggerimenti di stile: sono la differenza tra una porta che si apre per tutti e una porta che si apre solo per alcuni.
E qui arriva il motivo per cui ne parlo proprio in questa stagione. Questo vincolo non è omologazione. La rampa e la porta larga non rendono un edificio uguale a tutti gli altri edifici. Lo rendono utilizzabile da tutti, e l'architetto conserva libertà totale su tutto il resto. L'accessibilità vincola la funzione, cioè che la porta si apra, e lascia la forma completamente libera. Puoi essere distintivo quanto vuoi, in qualsiasi stile immaginabile, e insieme essere pienamente accessibile. Le due cose non hanno niente a che spartire l'una con l'altra.
Nota adesso il mito da sfatare, perché è una scusa pericolosa. Molti pensano che accessibile voglia dire brutto, noioso, spoglio, grigio, il minimo comune denominatore. È falso, ed è un falso comodo, perché serve a giustificare la pigrizia. L'accessibilità riguarda la struttura, il contrasto, il fatto che tutto sia raggiungibile: non riguarda affatto l'essere spenti. Alcuni dei siti più belli e più riconoscibili che esistano sono perfettamente accessibili. E alcuni dei siti più anonimi e alla moda, quelli puliti di cui parlavo, escludono un sacco di persone. Bello e accessibile non sono opposti, e nemmeno accessibile e uguale sono sinonimi.
Torniamo un attimo al miraggio di cui ho parlato, perché adesso possiamo capovolgerlo. Avevo detto che spesso si scambia il pulito per l'accessibile. La verità è l'esatto contrario della scusa: la somiglianza non ti regala l'accessibilità, e la personalità non te la toglie. Non c'è una scorciatoia estetica. Devi fare il lavoro vero: controllare davvero il contrasto, provare davvero a navigare con la sola tastiera, aggiungere davvero le descrizioni e le etichette. E quel lavoro non c'entra niente con l'aspetto che decidi di dare alla cosa. Puoi farlo su un sito sobrio e su un sito sgargiante allo stesso identico modo.
Ed ecco perché tutto questo appartiene a questa stagione più di ogni altra cosa. L'accessibilità è la risposta definitiva a chi dice che gli standard costringono all'uniformità. Perché questo è l'unico posto in cui lo standard ti vincola davvero, in cui non hai scampo e devi obbedire. E persino qui, nel punto più rigido di tutti, lo standard non tocca il tuo stile di una virgola. Vincola chi può entrare, non che aspetto ha la stanza. Se perfino la regola più severa lascia libero il tuo carattere, allora nessuna regola è mai stata la causa della somiglianza.
Voglio lasciarti con il modo giusto di vederla, che rovescia il pregiudizio. L'accessibilità non è il contrario del buon design: è il buon design, la parte che si ricorda che il design è fatto per le persone, per tutte quante. La decorazione chiede soltanto "mi sembra bello?". Il design vero chiede "funziona per chiunque ne abbia bisogno?". La porta larga non è un compromesso rispetto alla visione dell'architetto. È la prova che l'architetto stava pensando alle persone, e non solo a se stesso e al proprio gusto. Ogni volta che progetti per tutti, stai facendo la cosa più difficile e più giusta del mestiere.
Per oggi ci fermiamo qui. Ho aggiunto la sfumatura decisiva: c'è una parte degli standard che ti vincola davvero, ed è l'accessibilità, il progettare per tutti, il superpotere originario del web. Qui lo standard vincola sul serio, la struttura sensata, il contrasto, tutto raggiungibile da tastiera, le immagini descritte. Ma questo vincolo non è omologazione: come la rampa e la porta larga, riguarda la funzione e lascia libera la forma. Il mito che accessibile voglia dire brutto è falso e comodo; non c'è scorciatoia estetica, serve il lavoro vero. E se perfino la regola più severa lascia libero il tuo carattere, nessuna regola è mai stata la causa della somiglianza. Nella prossima puntata: ritrovare la voce. Nelle note trovi qualche spunto. Se ti è utile, condividila. Grazie per l'ascolto, e ci sentiamo alla prossima.